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MarsicaLand, la storia prende vita attraverso gli abiti, la costumista Rosa Noto: «Ogni costume racconta un pezzo della nostra terra»

Dietro gli abiti del Corteo storico di MarsicaLand c’è un lavoro fatto di ricerca, artigianalità e attenzione alla memoria del territorio. La costumista Rosa Noto racconta il percorso che porta dalla documentazione storica alla realizzazione dei costumi, pensati non come semplici elementi scenici, ma come strumenti capaci di restituire epoche, mestieri, condizioni sociali e personaggi della storia marsicana.
Nell’intervista spiega il valore di questo lavoro e l’emozione di vedere, attraverso il corteo, la storia della Marsica tornare a vivere.

MarsicaLand vuole raccontare il territorio attraverso la sua storia e la sua cultura. Che ruolo hanno gli abiti nel Corteo storico nel restituire al pubblico l’identità della Marsica?
“Gli abiti hanno un ruolo molto importante, perché permettono alla storia di diventare visibile. Attraverso un costume si possono raccontare un’epoca, un ambiente, un mestiere e anche la condizione sociale di una persona.
Nel Corteo storico di MarsicaLand i costumi non sono quindi semplicemente degli abiti da indossare, ma diventano uno strumento per riportare il pubblico indietro nel tempo e far conoscere la Marsica attraverso le persone che l’hanno vissuta. Quando un figurante indossa un costume e cammina nel corteo, in qualche modo dà vita a un pezzo della nostra storia”.

Un abito storico non è soltanto un vestito: può raccontare il periodo, la condizione sociale, il mestiere e persino il luogo di provenienza di chi lo indossava. Quanto è importante questo aspetto nel progetto MarsicaLand?
“È fondamentale. Quando realizzo un costume storico cerco sempre di non fermarmi all’aspetto estetico.
Dietro un abito ci sono ricerca, studio e attenzione ai particolari: i tessuti, i colori, le forme, gli accessori e il modo in cui veniva portato. Anche un abito semplice può raccontare moltissimo della persona che lo indossava.
Per me è importante che il costume sia coerente con il personaggio e con il contesto storico che vogliamo rappresentare. Solo così non è più semplicemente stoffa, ma diventa un pezzo di storia”.

Come avete individuato i personaggi e le figure del passato che saranno protagonisti del corteo storico?
“La scelta nasce dal desiderio di raccontare la Marsica attraverso persone e realtà che hanno lasciato un segno nel nostro territorio.
Nel corteo trovano spazio figure molto diverse tra loro: personaggi storici, nobili, uomini e donne del popolo, contadini, pescatori, soldati e altre figure legate alla vita quotidiana e alle diverse epoche che vogliamo rappresentare.
Credo sia importante non raccontare la storia soltanto attraverso i personaggi più conosciuti, ma anche attraverso la gente comune, perché è proprio attraverso la vita quotidiana delle persone che si comprende veramente la storia di un territorio”.

Ci sono personaggi, figure o categorie sociali della storia marsicana che ha particolarmente desiderato riportare in vita attraverso i costumi?
“Sicuramente ho sentito molto il desiderio di raccontare anche la gente comune: i contadini, i pescatori, le donne, gli uomini che lavoravano e vivevano quotidianamente il nostro territorio.
Sono figure che spesso nei grandi racconti storici rimangono in secondo piano, ma che hanno avuto un ruolo fondamentale nella vita della Marsica.
Naturalmente ci sono anche personaggi più importanti, legati alla storia politica e sociale del territorio, ma per me è bello che nel corteo possano convivere tutte queste realtà. La storia appartiene a tutti, non soltanto ai grandi personaggi”.

Nella realizzazione degli abiti avete fatto riferimento anche a documenti, fotografie, dipinti, testimonianze o tradizioni ancora presenti nel territorio marsicano?
“Sì, la ricerca è una parte fondamentale del mio lavoro.
Cerco di documentarmi attraverso libri di storia del costume, fotografie, immagini, documenti e testimonianze, cercando di confrontare più fonti possibile. Quando si lavora su un costume storico non bisogna affidarsi soltanto a quello che immaginiamo, perché anche un piccolo particolare può fare la differenza.
Quando poi esistono ancora nel territorio tradizioni, fotografie o testimonianze familiari, trovo che siano preziosissime, perché ci permettono di avvicinarci alla storia in maniera ancora più concreta e umana”.

Quanto lavoro artigianale c’è dietro un abito destinato a un corteo storico? Qual è la parte più complessa della sua realizzazione?
“Dietro un costume storico c’è molto più lavoro di quanto si possa immaginare.
Prima ancora di iniziare a cucire c’è la ricerca: bisogna capire chi è il personaggio, a quale periodo appartiene, quale fosse il suo ruolo e come doveva essere vestito. Poi arrivano la scelta dei tessuti, dei colori, delle forme e tutti i particolari.
La parte più complessa, per me, è riuscire a mettere insieme la ricerca storica e la realizzazione pratica, soprattutto quando si devono preparare molti costumi e ognuno deve avere una propria identità.
È un lavoro artigianale che richiede tempo, pazienza e tanta attenzione. E spesso ci sono anche molte ore di lavoro che non si vedono quando il costume è finalmente indossato”.

C’è un costume realizzato per MarsicaLand a cui è particolarmente affezionata? E perché?
“È davvero difficile sceglierne soltanto uno, perché sono affezionata a tutti i costumi che ho realizzato. Ognuno rappresenta un personaggio, un’epoca e un pezzo della storia del nostro territorio.
Ci sono l’Imperatore Claudio e Agrippina, le Ancelle i centurioni, i legionari e gli schiavi;
I pescatori.
Il Principe Torlonia , Anna Maria Torlonia, le damigelle, l’ingegnere Alexandre Brisse e le guardie del Torlonia.I contadini, le contadine insieme alle persone che rappresentano il lavoro nei campi.
E non posso dimenticare figure come Don Orione e Ignazio Silone, e anche la memoria dell’eccidio di Celano, attraverso Berardicurti e Paris e gli altri personaggi legati a quella tragica pagina della nostra storia.
Sono figure molto diversi tra loro, appartenenti a epoche e realtà differenti, ma è proprio questo che mi emoziona: insieme raccontano la storia del Fucino e della Marsica, dalle sue origini fino ai tempi più vicini a noi.
Per questo non riesco a dire che ci sia un costume al quale sono più affezionata. Sono tutti pezzi di storia. Dietro ogni abito c’è una persona, una vicenda, un lavoro, una sofferenza o una trasformazione del nostro territorio.
E quando li vedo tutti insieme, indossati dalle persone e portati nel corteo, provo una grande emozione, perché non vedo più soltanto dei costumi: vedo la nostra storia che torna, per un momento, a vivere”.

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